Le iniziatrici del Gruppo "Genitori respinti" portano la loro testimonianza


1- Un figlio che non vuole più saperne dei genitori....questo quanto successo a noi 4 anni fa. Nostra figlia allora già ultratrentenne, da un momento all'altro ha interrotto qualsiasi contatto con genitori, parenti e amici, senza dare nessuna spiegazione..e da allora vi é il silenzio totale.

Sappiamo che la sua situazione é andata via via degradando e dover osservare impotenti il suo cambiamento di vita é tuttora fonte di dolore e disperazione. Pensavamo di essere gli unici genitori a dover sopportare una ferita del genere e ne parlavamo solo con le persone più intime, ma ci rendevamo conto di non poter caricare in eterno il nostro "entourage" con il nostro dolore.

Il caso (se il caso esiste) ha voluto che nel giro di pochi mesi conoscessimo altre due famiglie con un problema analogo. Con loro potevamo scambiare liberamente emozioni e sensazioni perché sapevamo di essere capiti. Abbiamo poi dovuto costatare che questo fenomeno é molto più diffuso di quanto si possa credere. Infatti l'inserto Magazine del Tages Anzeiger del dicembre 2011 dedicava un intero numero a questa problematica e abbiamo scoperto che in Svizzera interna esistevano già 2 gruppi di auto-aiuto che se ne occupavano.

"Perché non formare un gruppo anche in Ticino?"
Con il grande aiuto della coordinatrice del centro Auto-aiuto Ticino e con i preziosi consigli del gruppo Lucernese, siamo riuscite in ottobre 2012 a dare il via al gruppo ticinese, che nel frattempo si é riunito regolarmente 1 volta al mese.

A me personalmente gli incontri danno molto. Ho dovuto mettere a disposizione del tempo e questo mi ha dato la possibilità di uscire dal senso di paralisi e impotenza. Ho capito che portiamo tutti un fardello con cui dobbiamo imparare a convivere, sempre sperando di potercene un giorno liberare. Ho incontrato molte belle persone. Alcune di loro in questo poco tempo hanno trovato il modo per riallacciare i contatti, aprendo uno spiraglio di speranza per tutti.
Ho trovato uno spazio dove ogni tanto posso anche piangere e dare sfogo al mio dolore, uno spazio in cui condividere anche le gioie e perché no...ogni tanto per ridere insieme.


2- Nostro figlio di 32 anni viene aizzato contro la famiglia dalla sua nuova compagna. Ne segue l'interruzione temporanea di qualsiasi rapporto con noi genitori e di conseguenza anche con la nostra nipotina.

Partecipando attivamente alla costituzione del gruppo e in seguito frequentandolo, ho avuto la possibilità di rispecchiarmi nei racconti delle altre persone e di relativizzare la mia situazione. In seno al gruppo posso parlare senza “vergogna” e sentirmi capita, ciò che non succede spesso fuori da quest'ambito.


3- Nel gruppo mi sono sentita accolta. Il ruolo di sostegno è stato importante soprattutto come stimolatore di autodeterminazione ad andare avanti malgrado il rifiuto totale di uno dei miei due figli. Tradurre in parole il proprio dolore, parole ascoltate e condivise, permette di provare un senso di liberazione. L’esperienza della chiusura del rapporto genitore-figlio ti fa piombare, inizialmente, nella più assoluta oscurità. L’aria si fa rarefatta e ti sembra di soffocare nel tuo dolore. Solo lentamente trovi qualche strategia per sopravvivere. Per me un ruolo essenziale lo ha avuto l’altro figlio che mi ha accolta incondizionatamente, la preghiera, le camminate nella natura, il sostegno di un terapeuta e naturalmente il gruppo, con il crearsi di quel senso di solidarietà umana attorno ad uno stesso problema.